LA COMUNICAZIONE
COMUNICARE E' UNA QUESTIONE DI PUNTEGGIATURA
La comunicazione è un aspetto costante della nostra vita… peccato che per la maggior parte delle volte, non comunichiamo affatto, ma diamo per scontato quello che abbiamo interpretato.
Nel linguaggio convenzionale una parola definisce cosa sia "quella specifica cosa". Impariamo ad associare parole ad un significato specifico fin da bambini. Ce la ripetono finché non siamo in grado di pronunciarla ed associarla in modo autonomo e coerente. Convenzione utile per la comunicazione quotidiana, proprio grazie al fatto che i significati sono concordati e condivisi.
Allora dov'è il problema? Per comprenderlo occorre considerare la differenza tra nominare qualcosa e comunicare.
Comunicare è diverso da esprimere. significa tenere in considerazione che c'è qualcuno che parla e qualcun'altro che riceve la comunicazione. Quando esprimo un mio pensiero, non è automatico che all’altro arrivi un contenuto coerente con quello che voglio davvero dire. Se non mi accerto che il ricevente abbia compreso cosa davvero sto significando, in realtà non sto comunicando nulla.
Le parole, pur convenzionali che siano, non sono mai neutre.
Sono scatole vuote che ogni individuo riempie di contenuto. Sono ponti che ci accompagnano direttamente nel nostro mondo percettivo per essere interpretate. Non potrebbe essere altrimenti dato che diamo significato a tutto filtrandolo dalle nostre memorie percettive.
Ci hanno insegnato che la donna che ci ha partorito si chiama MAMMA ma al contempo, nella stessa bolla di memoria che da significato a quella parola, troviamo anche tutti i nostri vissuti ed emozioni connesse a lei.
Dobbiamo necessariamente ricordare che dietro ad ogni parola c'è una bolla di memoria DESCRITTIVA - Mamma: donna che mi ha messo al mondo. E una bolla di memoria EMOTIVA - Mamma: la strega, l'eroina, la perdente, l'amorevole.
Per comunicare quindi è necessario:
1. Ricordarmi che in realtà la comunicazione sta avvenendo tra due mondi percettivi diversi, il cui significato è personale.
2. E' necessario perciò che mi accerti che l'altro riceva la mia comunicazione senza completarla, interpretarla o trasformarla a partire dalla sua mappa, avendo la stessa attenzione quando sono io a ricevere la sua.
3. Poiché la percezione ha caratteristiche sensoriali, la conseguenza è che comunicare crea stati ipnotici.
Un’ulteriore complicazione: il linguaggio che usiamo è mal formato.
E' povero di informazioni poiché la maggior parte restano cancellate o vengono deformate. I concetti che esprimiamo sono per lo più delle generalizzazioni prive di soggetto e di specificazioni tese a far comprendere il messaggio nella sua interezza.
Un esempio? Uso una frase che avete già sentito: “Siamo tutti sonnambuli”.
Tu che mi leggi, puoi anche dirti d’accordo ma sai davvero cosa voglio intendere? Tutti chi? E’ una generalizzazione, a chi mi sto rivolgendo davvero? Che caratteristiche ha per me un sonnambulo? Penso che sia possibile essere costantemente svegli o solo a tratti? Qual è davvero il messaggio che voglio condividere…?
Certo è difficile che un’unica frase riesca a esprimere tutto ciò che sottintende ma dedurre quanto manca può essere pericoloso. Si rischia di pensare di essere d’accordo e ad un certo punto ci si stupisce ed amareggia convinti che l'altro o ci ha mentito o è cambiato. Oppure lo scambio di opinioni che stavamo avendo si trasforma in lite senza sapere realmente di cosa stiamo parlando.
La vita ne è testimone: spesso, per non essere assoluti con un mai, non c’è coesione nei gruppi che apparentemente sembrano seguire uno stesso obiettivo ma che, proprio nel momento in cui servirebbe unione, cioè quello dell’azione, si frammentano e contrappongono al punto da percepirsi nemici o dei voltagabbana...
E nelle coppie? La maggior parte si allontana e infine si separa per problemi di comunicazione, non hanno saputo come intendersi, esprimere e permettere all'altro di comprendere le necessità personali. Spesso l'altro non è nemmeno mai stato visto...
Occorre perciò fare due cose:
1. Non colmare i vuoti comunicativi lasciati dall’altro in base ai nostri significati .
2. Domandare, cioè specificare e far specificare, finché non ho ben chiaro quale sia il reale pensiero dell’altro (spesso ignoto anche a se stesso!).
3. Poter considerare punti di vista diversi senza dover convincere nessuno.
Un esempio banale? Parlando di 5LB, in specifico di L5/S1 (Sentito: la mia voce non ha capitolo) una delle domande da farsi che aiutano a ristrutturare il percepito è: "Ma davvero l'altro non mi ascolta o semplicemente la pensa in modo diverso?"
... Riesci a sentire come cambia la tua sensazione dentro? Certo non diventa piacevole ma il sentimento cambia perché l'azione diventa tua, non sei più una vittama, preda dell'altro e puoi scegliere: è accettabile o no? Resto o vado?
Il risultato è duplice perché facendo domande, entrambi usciamo dalle generalizzazioni ed abbiamo maggior chiarezza.
RIASSUMENDO
Pensiamo di comunicare mentre in realtà siamo totalmente focalizzati sul nostro mondo interiore. Da questa posizione, qualsiasi tipo di comunicazione si trasforma in una difesa che vuole solo sostenere e confermare la propria identità, cioè l’idea che ci siamo fatti di chi siamo e delle nostre possibilità nel mondo. Anche quando siamo convinti di non valere nulla, difendiamo questa indiscutibile idea con tutte le nostre forze e inopinabili giustificazioni.
LINGUAGGIO NON VERBALE
La comunicazione avviene soprattutto attraverso il linguaggio non verbale, linguaggio che meglio definisce quanto l’altro o noi stessi stiamo davvero provando, quel linguaggio incapace di mentire e che si esprime sempre e comunque.
Lo cogliamo nonostante ogni tentativo di ovattaci o disattenzione: pur non prestando attenzione vigile, intuiamo che "c’è qualcosa che non va" in quello che l’altro sta esprimendo a parole... E’ una sorta di disagio che ci mette in allerta.
Il nostro stesso corpo ci segnala quando siamo incoerenti con quanto stiamo provando...
Ci siamo abituati ad anestetizzarci e cancellare informazioni preziose .... Ma in questo modo come possiamo approfittare delle conoscenze delle 5LB?
Non ascoltandoci non ci permettiamo di cogliere la Fase Attiva e finiamo per intrattenerci troppo tempo in quel sentito che infine produrrà sintomi.
IL TEMA DELLA COMUNICAZIONE E' COMPLESSISSIMOI
Negli anni è oltremodo inciampato su se stesso, sfacciatamente utilizzato per confonderci e manipolarci.
Gli aggressori oggi sono vittime perciò legittimate ufficialmente a compiere genocidi, i generi sono diventati infiniti poiché oggi puoi identificarti anche in un coriandolo- in Germania sono a quota 60 e se sbagli pronome ti multano!-
Le piante sono diventate tossiche, l'uomo un mangiatore inutile, le mucche uccidono il mondo con le loro flatulenze, la pedofilia è definita un orientamento sessuale e i bambini a 4 anni sanno già di che sesso vogliono essere e possono "decidere" senza il consenso dei genitori, di utilizzare farmaci bloccanti della pubertà per arrivare poi a operazioni che non prevedono via di ritorno. Alluvioni e freddo a causa del surriscaldamento globale, la composizione dei vaccini non si può sapere perché è segreto militare, le morti improvvise sono una diagnosi, il covid è tornato ma non si vede, non ci sono più soldi se non i miliardi stanziati per caccia bombardieri, per promuovere la pace bisogna fare la guerra, per la causa green terreni e campi vengono espropriati e le coltivazioni sostituite con pannelli fotovoltaici ...
Mi fermo qui o mi viene la depressione.
Giocando con le parole ti possono convincere di qualsiasi assurdità. Basta formulare una mappa lineare e "logica", fatta di parole "coerenti" tra loro, con formule tipo causa ed effetto - "siccome...allora..." - e la mente è pronta ad accogliere qualsiasi follia.
L'abitudine poi alla paura, l'assenza di senso critico, l'attitudine alla delega, vivendo spesso attivazioni a stati di costernazione (non posso prendere, fare mio il "boccone" essenziale, nè posso evacuare una "porcheria" ) rende il gioco facile...
Entrerò più nello specifico ogni volta che potrò e ti terrò informato di quando riuscirò a pubblicarne il libro “Dimmelo con parole mie”. Nel frattempo ti propongo un'osservazione semplice: infrangere l'incantesimo che ci ingabbia è più semplice di quanto puoi pensare. Dai il via al Cambiamento!
Sperimentiamo.
Riconoscere una frase mal formata è facile, basta essere presenti. E se condividi l'intenzione del tuo esperimento col tuo interlocutore, può diventare un gioco molto interessante. L'intento è quello di farlo diventare un modo di comunicare, perciò prestare attenzione nelle relazioni quotidiane.
Quando comunichi con qualcuno, scegli un pensiero tra i tanti che sta esprimendo e chiediti: “Se non completo io quanto sta dicendo, aggiungendo quello che servirebbe per dare un significato completo, la frase è in sé compiuta? Mi dice tutto quello che ho bisogno di sapere o manca di alcune parti?”
Se ti accorgi che devi aggiungere tu dei significati per darle un senso compiuto, prova a non farlo e chiedigli di specificare facendogli solo domande…
La stessa cosa se quello che l'altro dice mi ferisce in qualche modo... Se non faccio il processo alle intenzioni e domando "scusa, quello che hai detto mi ha fatto sentire (a me! l'altro non c'entra!) giudicato... era questa la tua intenzione? E ascolto...
Di fronte a te c’è un rispettabilissimo altro, un mondo completamente diverso dal tuo, che spesso non conosci anche se lo frequenti da una vita. Muoviti come un antropologo curioso, vai a caccia di tracce, domanda per capire esattamente cosa intenda.
Infine, osserva tre aspetti:
1. Confrontalo con quello che avresti inteso tu e nota le differenze;
2. Osserva se per lui si sono aggiunte nuove informazioni o precisazioni che prima non focalizzava;
3. Osserva come ti senti tu nel comunicare in questo modo.
Una comunicazione efficace permette di essere presenti a sé e all’altro, di comprendersi, di determinare e di modificare gli stati emotivi per entrambi, di ampliare le mappe percettive lasciando emergere nuove informazioni sollecitate dalle domande. Per rispondere devo pescare informazioni dal mio mondo percettivo. Dona a te e all'altro la capacità di avere più possibilità di scelta e di attivare quelle più utili.
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